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I film
Tahkté siah
Lavagne Due maestri elementari, il cui unico bene
è una lavagna, attraversano il petroso Kurdistan iraniano in
cerca di allievi, di sé e forse anche d’amore. Uno seguirà
una colonna di errabondi curdi iracheni, l’altro un gruppo di
contrabbandieri-bambini che rischia la vita alla frontiera. L’opera
seconda di Samira Makhmalbaf (scritta e montata con il padre Mohsen)
tocca temi centrali del cinema iraniano: il confine, il possesso, la
cultura, l’incombenza della morte e della guerra. E certo interessa
e avvince, pur pagando lo scotto di una costruzione narrativa priva
di una precisa struttura e non di rado estetizzante, poeticistica e
simbolica: la lavagna come riparo dalle bombe o come dote nuziale, metafora
del potere della cultura, ne è un esempio abbastanza eloquente.
Premio della Giuria a Cannes 2000. (Mereghetti)
Sátántangó In un villaggio della puzsta ungherese
ricompaiono due imbroglioni, Irimiás e Petrina, che si erano
fatti passare per morti e ora hanno ricevuto un misterioso incarico
dalla polizia. Sfruttando il suo ascendente messianico, Irimiás
convince la gente del luogo – che già meditava di fuggire
e si tradiva a vicenda – a lasciare le proprie case e ad affidare
a lui tutti i risparmi, in vista della fondazione di una colonia utopica
... Oltre sette ore di film per una trama ermetica che non si conclude
possono sembrare pura follia... Gli eventi si dipanano, almeno a segmenti,
in tempo reale (109 minuti per seguire due persone che camminano per
strada, un ballo che sfiora la mezz’ora), ma si tratta di un tempo
che scorre in una dimensione del tutto fantastica, in un mondo gravido
di echi oscuri e di forze minacciose... Un’esperienza cinematografica
unica e che non può lasciare indifferenti, anche se richiede
sacrifici non da poco. (Mereghetti)
Klamek ji bo Beko
Un canto per Beko Girato in Armenia, di produzione
tedesca, Un canto per Beko è il primo film curdo...
in lingua curda.
Stalker Uno scrittore e uno scienziato si fanno
guidare da uno stalker – in inglese: cacciatore alla
posta – all’interno di una zona proibita, dove esiste una
camera nella quale si possono esaudire tutti i desideri. Allegoria sulla
tentazione della fede e sul rapporto dell’uomo moderno col sacro:
grazie alla forza delle immagini,Tarkovskij spesso riesce a lasciarsi
alle spalle i cascami letterari (Tolstoj e Dostoevskij) e a parlare
allo spettatore direttamente. Straordinaria l’ambientazione in
un labirinto di gallerie in disfacimento e invase dall’acqua:
e riuscita la fusione tra realismo quotidiano e fantastico. Il ritmo
è stremante e i piani sequenza provano la resistenza dello spettatore:
ma lo sforzo in questo caso è ripagato. (Mereghetti)
Tip tap, tip tap –
a piedi nel jazz
Middle of the Moment Per due anni i registi sono stati
in cammino con gli artisti di un circo francese, con dei nomadi tuareg
nei territori montagnosi del sud del Sahara e con il poeta, clown e
filosofo Robert Lax. Dall’enorme quantità di immagini girate
è poi nato al tavolo di montaggio un film che i due autori definiscono
«cinepoem», un poema cinematografico. «I nostri viaggi
non sono stati soltanto un tentativo di avvicinamento a vecchie e nuove
forme di nomadismo, ma anche e soprattutto una ricerca del vocabolario
poetico del film con tutte le sue possibilità di una libera rappresentazione.
Trovare qualcosa, nella ricerca della vita, che è nascosto...
Vivere aprendosi». (Nicolas Humbert e Werner Penzel)
Die Salzmänner von Tibet Da tempi immemorabili, i pastori
nomadi del nord del Tibet vivono nelle peggiori condizioni sull’altopiano
dell’Himalaya e sfruttano con i loro yak i pascoli più
alti del pianeta. In primavera gli uomini di una tribù nomade
partono per i laghi salati con le loro robuste bestie da soma. I laghi
salati dell’Himalaya sono fra le più grandi riserve di
sale del mondo. Oggi il sale viene sfruttato soprattutto industrialmente
e trasportato con autocarri. Il documentario segue invece una delle
tradizionali carovane, intrise di riti religiosi e minacciate dal progresso
tecnico. Accompagnati da oltre un centinaio di yak, i nomadi
raggiungono i laghi salati per riportare nelle loro vallate l’«oro
bianco». (Catalogo Soletta)
Broken Silence Fried Adelphi, un monaco certosino,
viene inviato in Indonesia dai suoi confratelli per poter prolungare
l’affitto del proprio convento in Svizzera. Nell’aereo è
però vittima di una crisi acuta di claustrofobia: quindi al primo
scalo, a Nuova Dehli, decide di proseguire il viaggio via terra. Ashaela,
una giovane afro-americana spirituale e impertinente che occupava il
posto accanto al suo, si incarica di accompagnarlo dopo che il giovane
monaco, vittima di un furto, è rimasto senza un soldo. Comincia
così un viaggio avventuroso attraverso l’India e, dopo
un’attraversata dell’Oceano, verso l’Indonesia. Uno
strano legame si crea tra questi due esseri così dissimili. Ashaela
soffre di una malattia cardiaca congenita e sa che dovrà morire.
Fried, prima di rientrare nel suo convento, deciderà di affrontare
una difficile confessione... (Catalogo Soletta)
La nación clandestina Sebastian, un indio aymara
che si era adattato alla città rinnegando le sue origini, un
giorno ritorna nella sua comunità sull’altopiano andino.
Questa, anni prima, l’aveva ripudiato, condannandolo per il suo
tradimento. Durante il suo lungo viaggio a piedi, portando sulle spalle
la maschera mitica del «Danzanti», prende coscienza della
sua identità culturale e dei motivi del suo errore e della sua
esclusione: all’alienazione subentra allora la riscoperta delle
sue origini e Sebastian desidera soltanto morire nei suoi luoghi, eseguendo
l’antica danza della morte. Ma gli aymara, ritornati
al villaggio dopo essersi ribellati contro un colpo di stato militare,
considerano con diffidenza il rito di Sebastian.
Rabbit-proof Fence
La generazione rubata Il film si basa sulla vera storia
di tre bambine aborigene, nell’Australia degli anni Trenta, vittime
della politica ufficiale del governo assolutamente contraria alla convivenza
tra la popolazione originaria del continente e i bianchi. Le bambine
vengono strappate al nucleo famigliare e internate in un istituto...
Decidono però di scappare e di affrontare un lungo viaggio a
piedi nudi... È una delle tre bambine di allora, Molly (oggi
novantenne) a raccontarci in prima persona la sua storia e a conferirle
il carattere di testimonianza appassionata, fervorosa, quasi fiabesca.
Dopo la fuga, Molly aveva sposato un aborigeno e aveva avuto due figlie.
Una di queste è l’autrice del libro da cui il film è
tratto. Castello d’oro a Castellinaria 2002. (Catalogo Castellinaria/
Rossello)
Le signe du lion Jess Hahn, compositore americano
che vive a Parigi, apprende di aver ereditato una fortuna; ma poi la
notizia viene smentita. Solo e senza soldi nella Parigi deserta d’agosto,
si riduce a fare il barbone e vaga senza meta, finché i suoi
amici lo ritrovano e gli comunicano una nuova sorpresa della sorte.
Il primo lungometraggio di Rohmer è una riflessione sul caso
in anticipo con molte sue opere future... ma più dalle parti
della tragedia greca che del giansenismo cui abitualmente si associa
questo regista... L’itinerario di degradazione del protagonista
è descritto con un realismo minuto di grande efficacia. Ma il
film si ricorda anche come una delle rare dichiarazioni d’odio
che siano mai state fatte a Parigi: assolata, sporca, ostile con i suoi
marmi e melliflua con le sue acque. (Mereghetti)
Walk the Walk Nellie, Abel e loro figlia Raye
abitano vicino a un faro, in un paesaggio selvaggio. La famiglia è
inseparabile, legata organicamente, malgrado le differenze: la madre
è bianca e biologa, il padre nero e atleta, la figlia meticcia
e cantante. Ma un giorno Raye decide di partire, d’esplorare il
mondo, di vedere cosa succede fuori, rompendo l’equilibrio famigliare.
«If you talk the talk, you better walk the walk». Raye percorre
l’Europa... Abel, il padre, prende poco dopo la nave per Odessa.
Potrebbe vivere ovunque, purché abbia uno spazio di dispendio
fisico. Al contrario Nellie resta nel suo territorio marittimo... esamina
i sedimenti del suolo... Walk the Walk non è solo un
film sul percorso di questi tre personaggi, ma rappresenta anche una
radiografia sensibile dei paesaggi marittimi, agricoli ed industriali.
Un film «di finzione» del grande documentarista indipendente
americano, morto nel 1999. (Catalogo Locarno)
Ladri di biciclette A un padre di famiglia, che ha trovato
finalmente un impiego come attacchino nella Roma del dopoguerra, rubano
la bicicletta, strumento fondamentale per il lavoro. Disperato, cerca
di rubarne una allo stadio: bloccato e aggredito dalla folla, viene
lasciato libero davanti alle lacrime del figlio Bruno che commuovono
la gente.
L’estate di Kikujiro Yakuza da quartiere, il riluttante Kikujiro
viene convinto dalla moglie ad accompagnare Masao, nove anni, alla ricerca
della madre. Ma visto che l’aspetta una delusione (la donna si
è risposata e ha un altro figlio) Kikujiro decide di distrarre
il bambino improvvisando una serie di giochi folli con i bizzarri compagni
di viaggio incontrati per strada.
Le schede sui film sono tratte da:
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17.09.03
Sito: Alessio Tutino |
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